21 novembre 2016
CATEGORIA: Cinema

#TorinoFilmFestival: Lady Macbeth di William Oldroyd

Lady Macbeth

Presentato al Toronto International Film Festival, Lady Macbeth di William Oldroyd esordisce in anteprima italiana alla trentaquattresima edizione del Torino Film Festival all’interno della sezione competitiva. Un lungometraggio d’esordio, per un regista teatrale, largamente acclamato e realizzato con il supporto della BBC Films e del British Film Institute.

Nell’Inghilterra rurale del 1865, Katherine (Florence Pugh) si sente confinata in un matrimonio senza amore con un uomo scorbutico che ha il doppio dei suoi anni, senza contare che quest’ultimo ha una famiglia fredda e implacabile. Quando si innamora appassionatamente di un giovane lavoratore della tenuta del marito, si sprigiona dentro di lei una forza talmente potente che non la farà fermare di fronte a nulla pur di ottenere ciò che vuole.

Lady Macbeth

Riadattata per il grande schermo da Alice Birth, la pellicola di Oldroyd trae spunto dal celebre romanzo di Nikolai Leskov, Lady Macbeth del Distretto di Mcensk (1865) che ispirò l’omonima opera di Shostakovich e la Lady Macbeth di Andrzej Wajda (1962). Un ottimo esordio alla regia, quella cinematografica, per William Oldroyd che assieme al direttore della fotografia Ari Wegner, ci regala suggestive immagini di romantiche brughiere inglesi e di interni dalle linee simmetriche tinteggiati da fredde sfumature. Una piacevole e promettente rivelazione anche la talentuosa e giovanissima Florence Pugh (classe 1996) nella parte di un personaggio ambiguo e complesso nella sua resa scenica.

Pur prendendo la distanze dall’omonimo personaggio shakespeariano, con momenti che strapperanno talora qualche sorriso agli spettatori, la Lady Macbeth Oldroydiana non pecca di una certa potenza drammatica che culmina in un atto ultimo capace di farci rivedere e mettere in discussione quell’empatia provata fin dai primi momenti per il personaggio di Katherine. La nostra Lady Macbeth è un personaggio proteso verso la libertà e l’emancipazione dalle figure maschili in un’epoca evidentemente patriarcale e dominata tuttora da un ordine razziale. Ma fino a che punto la donna potrà spingersi per ottenere ciò che vuole? Quale il prezzo della libertà?

Con richiami a personaggi femminili iconici della letteratura, da Madame Bovary ad Anna Karenina e Lady Chatterley; la discesa negli inferi di una new woman vittoriana e la tragica metamorfosi nella più classica delle antieroine greche.

Articolo scritto da:
Alex Zambernardi

Alex Zambernardi

Nato a Magenta nel lontano 1991, nel 2015, conclusa una triennale nell'ambito della comunicazione, sopraffatto dalla passione cinefila intraprende la laurea magistrale in Cinema e Media presso l’Università degli Studi di Torino. Su Arte Rivista si occuperà di raccontare il meraviglioso mondo della settima arte.
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