22 novembre 2015
CATEGORIA: Cinema

#TorinoFilmFestival: Me And Earl And The Dying Girl di Alfonso Gomez-Rejon

Me and Earl and the Dying Girl

Arte Rivista – Torino

Reduce da un’accoglienza calorosa ricevuta all’ultima edizione del Sundance Film Festival, dove ha ottenuto il Gran Premio della Giuria e il Premio del Pubblico, Me and Earl and The Dying Girl (distribuito in Italia con il titolo Quel fantastico peggior anno della mia vita) approda alla trentatreesima edizione del Torino Film Festival (dal 20 al 28 Novembre) per la sezione Festa Mobile.

Tratto dal romanzo omonimo di Jesse Andrews (sceneggiatore inoltre della trasposizione cinematografica) Me and Earl and The Dying Girl rimette in scena il tema fin troppo trattato negli ultimi anni, e forse ormai saturato, delle malattie terminali affrontate nell’età dell’adolescenza (pensiamo a The Fault in Our Stars di Josh Boone, piuttosto che il meno popolare Restless per la regia di Gus Van Sant).

Lungi dal riproporre cliché del genere, la pellicola di Alfonso Gomez-Rejon, qui al suo lungometraggio d’esordio, propone un racconto ricco di humour anticonvenziale (che a molti potrà ricordare l’umorismo di Diablo Cody, la penna dietro il film Juno di Jason Reitman con Ellen Page) dove dramma e comicità sono equamente bilanciate.

«All’inizio mi ha ricordato quei meravigliosi film di John Hughes degli anni Ottanta con i quali sono cresciuto: ma andando avanti, delicatamente, ha preso una piega inaspettata, e ha finito per diventare qualcosa di più dello script di una commedia».

Alfonso Gomez-Rejon

Me and Earl and the Dying Girl

Il protagonista è Greg (Thomas Mann), un ragazzo con difficoltà nel stabilire e mantenere relazioni. In una ricerca dell’invisibilità, a scuola muta camaleonticamente la propria attitudine e asseconda cautamente le varie classi sociali, o nazioni come le tratteggia, che compongono l’universo scolastico (la mensa viene descritta come la regione della Crimea, del Kashmir e della Striscia di Gaza). Verrà messo a dura prova quando la madre lo costringerà a rendere visita a Rachel (interpretata da Olivia Cooke), la nostra Dying Girl, una ragazza a cui recentemente è stata diagnosticata la leucemia.

A chiudere il triangolo, in questo caso non amoroso, Earl (RJ Cyler), il migliore amico di Greg, o come questi preferisce definirlo, suo co-worker. Insieme infatti i due si sono fin dall’infanzia giostrati nella rivisitazione in chiave comico-grottesca dei grandi classici del Cinema (da Powell, Pressburger, Stanley Kubrick, Werner Herzog, e tanti altri) riletti anche nei loro titoli originali (Clockwork Orange diventa A Sockwork Orange, Pepping Tom è Pooping Tom, The 400 Blows è The 400 Bros, ecc..).

L’originalità narrativa scorre parallela ad un’originalità che contraddistingue il linguaggio e il registro filmico. Con diversi rimandi allo stile che contrassegna la cinematografia di un regista come Wes Anderson, Alfonso Gomez-Rejon (in passato assistente personale alla regia di Martin Scorzese) utilizza in questo lungometraggio d’esordio inquadrature e montaggi dall’estetica accattivante e ammiccante verso le possibilità offerte del medium cinematografico.

Un’opera che celebra il Cinema in quanto arte nel contenuto, con la cinefilia dei protagonisti e il potere catartico e motrice di emozioni che assume la macchina da presa, e nella forma con prestiti musicali d’eccellenza come Scene d’Amour tratto da Vertigo o i Main Title di For a Few Dollars More e Navajo Joe (e ancora Generique et Car de Police da Les Quatre Cents Coups o Minuetto Jeux D’enfance da Rosso come il Cielo).

Ad affiancare brani storici, la colonna sonora originale di Brian Eno che vi anticipiamo con un assaggio in attesa della distribuzione della pellicola nelle sale italiane prevista per il 3 dicembre prossimo.

 

Articolo scritto da:
Alex Zambernardi

Alex Zambernardi

Nato a Magenta nel lontano 1991, nel 2015, conclusa una triennale nell'ambito della comunicazione, sopraffatto dalla passione cinefila intraprende la laurea magistrale in Cinema e Media presso l’Università degli Studi di Torino. Su Arte Rivista si occuperà di raccontare il meraviglioso mondo della settima arte.
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