12 maggio 2016
CATEGORIA: Cinema

Il piacere visivo di X-Men Apocalisse

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Arte Rivista – Roma

X-Men: Apocalisse arriverà sui nostri schermi il 18 maggio. Intanto, noi di ArteRivista siamo andati a vedere l’anteprima per anticiparvi cosa aspettarvi da questo nuovo capitolo della saga sui mutanti.

Terzo e conclusivo episodio della trilogia prequel di X-Men, Apocalisse è ambientato nel 1983, 10 anni dopo gli eventi di Giorni di un futuro passato. Charles Xavier ha riaperto la sua scuola per mutanti con l’aiuto di Hank/Bestia, tra i suoi nuovi allievi troviamo Jean Grey e Scott Summers (il futuro Ciclope). Nel frattempo Raven/Mystica sta girando il mondo in cerca di mutanti vessati da salvare e Erik Lehnsherr/Magneto, ancora ricercato dopo l’omicidio di Kennedy e i fatti del 1973, vive nascosto in Polonia e cerca di condurre una vita normale con una moglie e una figlia. L’equilibrio dei mutanti, e del mondo intero, viene sconvolto quando En Sabah Nur/Apocalisse, leggendario primo mutante, il più potente di tutti, si risveglia da un sonno millenario per trovare un mondo corrotto e in declino da distruggere, e dalle sue ceneri ricrearne uno nuovo e migliore. Per fare ciò Apocalisse recluterà quattro cavalieri, Magneto, Tempesta, Psylocke e Angelo. Starà agli X-Men, guidati da Mystica e il Xavier, fermarli e salvare il mondo.

 

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Come per le precedenti pellicole abbiamo un cast corale. Ci ritroviamo gli attori degli ultimi due film, come Michael Fassbender, James McAvoy, Jennifer Lawrence e Nicholas Hoult, ma anche nuove leve, tra cui spiccano il talentuoso Oscar Isaacs, nei panni di Apocalisse, Sophie Turner, la Sansa Stark di Game of Thrones, qui in un ruolo  che le rende molta più giustizia, quello di Jean Grey, e i giovani Tye Sheridan (Ciclope) e Kodi Smith-McPhee (Nightcrawler).

La storia, come si sa, è sempre quella. Mutanti fautori dell’odio, che non si sentono accettati e al sicuro, che vedono gli uomini come nemici e per questo vogliono distruggerli, capitanati da Magneto, e mutanti che si prodigano per l’integrazione e per essere accettati anche se diversi, che trovano il loro leader nel Professor X. E nel mezzo, divisa fra queste due fazioni, abbiamo Raven/Mystica. In questo capitolo si aggiunge Apocalisse, con una posizione ancora più estrema rispetto a quella di Magneto, ma la storia, bene o male si ripete.

 

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X-Men: Apocalisse sicuramente non si distingue per l’originalità. Arriva dopo Giorni di un futuro passato, che si fonda su un’idea di paradosso spazio-temporale geniale per un cine-fumetto, idea che lo rende forse il miglior film della serie. Fare di meglio era difficile e Bryan Singer nemmeno ci prova a trovare uno spunto particolarmente originale per questo nuovo capitolo, ma decide di utilizzare lo schema sicuro che finora ha garantito il successo ai film di questo genere: l’eterna dicotomia tra bene e male, trama semplice e poco concettuale e tante scene di azione spettacolare. Dopo tutto X-Men: Apocalisse è un fanta-action per tutta la famiglia, scorrevole e godibile, che non viene di certo guardato per i contenuti, ma per l’involucro. E da questo punto di vista l’ultima fatica di Singer è ineccepibile, un vero e proprio piacere per gli occhi. 

I soldi spesi per gli effetti visivi non sono andati sprecati, la CGI viene utilizzata largamente, ma in modo sapiente. Il risultato sono scene altamente spettacolari, come quella di Magneto che manipola i metalli presenti nella terra costruisce attorno a sé una gabbia difensiva, o come la sequenza che vede Quicksilver (Evan Peters) protagonista di un rocambolesco salvataggio degli studenti in super slow-motion, ricalcando la stessa scena di Giorni di un futuro passato, ma rendendola ancora più densa e scenografica.

 

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Un’altra eccezionalità di questo film sono i make up: il trucco prostetico di Apocalisse, poi implementato dalla computer grafica, è ricco di dettagli e rende Isaac quasi irriconoscibile. Degni di nota anche i make up di Bestia e Nightcrawler, molto simili a quello di Mystica, che vince il premio di trucco più spettacolare, anche perché si estende a tutto il corpo. Sappiamo che per ottenere quel look Jennifer Lawrence si doveva sottoporre ogni giorno a sedute preparatorie di 8 ore, ma il risultato è una vera e propria opera d’arte.

Ricercare grandi idee e grandi contenuti è una pretesa assurda, non aspettateveli perché non ci saranno. Il film tratta anche temi importanti, come sempre i cine-fumetti fanno, usando gli eventi della trama come metafora della nostra società, ma lo fanno superficialmente e senza prendersi troppo sul serio. Affrontate piuttosto quei 120 minuti, consapevoli della loro leggerezza. Con questo spirito godrete di una pellicola piacevole e visivamente esaltante.

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Articolo scritto da:
Beatrice Cois

Beatrice Cois

Nata a Cagliari, si trasferisce a Milano per seguire il suo amore per il cinema, la televisione e la scrittura. Qui si laurea in Comunicazione, Media e Pubblicità e si iscrive alla magistrale in Editoria, Comunicazione e Moda. In cerca della sua strada.
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