24 giugno 2019
CATEGORIA: Arte Italiana

Giacomo Balla, Dal Futurismo astratto al Futurismo iconico: il passaggio di stile del pittore torinese

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Si è conclusa la mostra “Giacomo Balla. Dal Futurismo astratto al Futurismo iconico” che si propone d’indagare sul passaggio di stile della produzione del pittore torinese.

 

Ospitata a Palazzo Merulana e curata da Fabio Benzi l’esposizione è incentrata sul l’opera Primo Carnera realizzata da Balla nel 1933. Dipinta sui due lati, da una parte Vaprofumo del 1926, un soggetto tipicamente futurista che fu esposto nel 1928 alla mostra personale; dall’altra la curiosa sagoma “bucata” del quadro rappresenta le narici che percepiscono l’odore.

 

Nella realizzazione del soggetto e nella costruzione della base iconografica si ispira ad una foto di Elio Luxardo , amico di Marinetti e autore del ritratto del pugile pubblicato sulla prima pagina della Gazzetta dello Sport nel 1933, quando diventò Campione del Mondo.

 

Il coincidere dell’immagine dipinta con l’effetto del rotocalco è realizzato dall’artista con l’applicazione nel fondo dell’opera di una rete di metallo su cui sopra interviene dando l’effetto-retinatura analogo a quello prodotto dalle immagini a stampa dei giornali. Una scelta intenzionale, un elemento fondante negli anni a venire dell’universo figurativo della pop art americana.

 

Così la mostra si propone di indagare sul passaggio di stile che Balla ha intrapreso proprio sperimentando immagini che si associano a quelle dei media del suo tempo e della nascente iconicità dei protagonisti mediatici.

 

Si mette in luce un possibile sviluppo e rinnovamento del Futurismo con una ispirazione che nasce nell’immaginario suscitato dal cinema, dalla fotografia di moda e di attualità. In quello che quotidianamente si sfoglia sulle riviste patinate, lette e conosciute dalle grandi masse di persone.

 

L’“avanguardia” del gusto è una sorta di immaginario collettivo, di “avanguardia di massa”, concetto che egli sottolinea in un proclama futurista pubblicato nel 1930.

 

Articolo scritto da:

Letizia Modica Alliata

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