24 settembre 2019

“BACON, FREUD, LA SCUOLA DI LONDRA”: IN MOSTRA A ROMA FINO AL 23 FEBBRAIO OLTRE 7 DECENNI DELL’ARTE BRITANNICA

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Due geni della pittura, Francis Bacon e Lucian Freud sono per la prima volta insieme in una mostra in Italia al Chiostro del Bramante di Roma fino al 23 Febbraio. L’arte britannica in oltre sette decenni: uno dei più affascinanti capitoli dell’arte contemporanea mondiale con la Scuola di Londra che racconta una città straordinaria in un periodo rivoluzionario.

A cura di Elena Crippa, Curator of Modern and Contemporary British Art, l’esposizione riunisce le opere di alcuni dei pittori della cosiddetta Scuola di Londra con altri artisti che furono con loro in contatto, ma che ebbero temperamento indubbiamente diverso: Michael Andrews, Frank Auerbach, Leon Kossoff e Paula Rego. Accomunati dal fatto di essere londinesi d’adozione e dall’aver raccontato una società in trasformazione quale fu quella inglese della seconda metà del XX secolo, mostrano in modi differenti le contraddizioni e le ossessioni tra intimismo e vita urbana.

Grazie al prestito di Tate è presentata la pittura di sei artisti con opere dal 1945 al 2004: una rivelazione diretta e sconvolgente della natura umana fatta di fragilità, energia, opposti, eccessi ed evasioni.

Storie di immigrazione, tensioni, miserie e insieme ricerca e introspezione, ruolo della donna e riscatto sociale: sono alcuni dei temi affrontati dagli artisti in esposizione al centro di questa realtà rappresentata da ispirazione, soggetto e strumento.

 

LA SCUOLA DI LONDRA: “BOY SMOKING” E “L’URLO” NEI CLICHE’ DELL’EPOCA

Tra le opere di Bacon, “L’urlo”, trasmette con estrema chiarezza la spiacevole sensazione della stessa disperazione che ritroviamo, trent’anni dopo, nei testi di Roger Waters per “The wall” e narrati da Gerard Scarfe.

 

Delle numerose opere espressive di Freud, uno dei quadri di maggiore impatto seppur di piccole dimensioni si trova nell’ultima sala: si intitola “Boy smoking” ed è del 1950. Un olio su rame che rappresenta il volto di uomo, cliché dell’epoca. Il così detto bello e dannato che di lì a poco sarà raffigurato nella letteratura, nella cinematografia e anche nel teatro. Un ragazzo con l’occhio assente, una sigaretta in bocca spenta che riporta l’evidente disagio dello stare al mondo. E poi il mento appoggiato su un supporto dall’equilibrio instabile, a voler sottolineare la precarietà sconfinata dell’essere umano.

 

Articolo scritto da:

Letizia Modica Alliata

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